Sono passati oramai più di undici anni dalla morte di mio padre e siccome l’abbiamo seppellito in terra oggi siamo andate, io e mia mamma, alla esumazione.
Non sapevo bene che cosa aspettarmi, come mi sarei sentita, che cosa avrei visto.
Sapevo solo che avrei passato un paio d’ore in attesa che chiamassero il suo nome a voce alta.
Arrivate al cimitero ci siamo trovate davanti al campo già completamente privo di tombe, con le ruspe già in azione, e l’area circondata come nelle scene di un crimine.
Inoltre, i 6 becchini che si accingevano a scavare le fosse per esumare i corpi erano tutti vestiti come quei tizi che gironzolano sulla scena del crimine in CIESSAI: tuta bianca, stivaloni di gomma, guanti (mancava solo la mascherina).
La scena mi ha fatto molto ridere e mi sono anche rilassata nonostante la situazione. In attesa di essere chiamata mi sono seduta sul prato, ho preso il kindle e mi sono messa a leggere.
Passano due minuti e uno dei becchini vestito come quelli di CIESSAI mi si avvicina e molto gentilmente, porgendomi uno dei sacchi di plastica che verranno usati per trasportare i resti mortali dei nostri defunti, mi dice: “signorina, prenda questo così non si sporca i pantaloni”. Io ho pensato: “ohibò che gentile questo becchino vestito come quelli di CIESSAI che si preoccupa dei miei pantaloni”. Mi sono alzata, ho appoggiato per terra il sacco di plastica verde, mi ci sono seduta sopra e ho ricominciato a leggere in attesa che mi chiamassero.
Ogni tanto alzavo gli occhi per controllare a che punto del campo fossero, e una volta su due sorprendevo ilbecchino gentile vestito come quelli di CIESSAI che mi sorrideva.
Ora la premessa che devo fare è che questi poveri becchini vestiti come quelli di CIESSAI, non fanno altro che tirar fuori delle ossa dalle bare per tutto il giorno (che lavoro di merda, dico io) e circa ogni ora, a turno, si fanno un pausa, fumano una sigaretta, prendono una motoretta del cimitero e vanno a farsi un caffè non si sa dove.
Verso le 9,45 (ero lì dalle 7,15) arriva finalmente il nostro turno, vedo che stanno cominciando a scavare dove è sepolto mio papà. Mi alzo, mi incammino lungo l’area circondata dal nastro rosso fino ad arrivare al punto più vicino per poter vedere e mi metto in attesa. Non racconterò che cosa ho visto, né che cosa ho provato, è una cosa che terrò per me, qui voglio semplicemente raccontare quanto è successo esattamente un minuto prima.
E’ successo che il becchino gentile vestito come quelli di CIESSAI si avvicina, si toglie i guanti, mi sorride e mi dice “ti posso offrire un caffè?”
Così, mentre sono lì che aspetto di vedere che cosa è rimasto del corpo di mio padre, questo idiota mi vuole offrire un caffè.
Al che io, mi sono girata verso il becchino vestito come quelli di CIESSAI e fulminandolo con gli occhi gli dico: “no grazie, ho lo stomaco un po’ chiuso, e non credo che sia difficile capirne il motivo”.
Poi ho rivolto il mio sguardo fisso sul pezzo di terra che negli ultimi undici lunghissimi anni è stata la casa di mio padre.
Allora, io non lo so, forse è davvero un lavoro così merdoso che non hai più la sensibilità per capire certi stati d’animo, non riesci più a comprendere quale momento straziante sia vedere quanto poco è rimasto del corpo di un tuo caro, forse è un lavoro talmente merdoso che fai finta che sia un’altra cosa, non lo so.
So solo che la prima cosa che ho pensato quando mi ha chiesto se volevo un caffè è stato: “ma questo qui, che cazzo c’ha in testa al posto del cervello? Della schiuma? “

E’ un pezzo bellissimo, sai? E a me siete sembrate due belle persone, tutte e due.
quello che mi piace di te è che riesci a vedere il “bello” anche dove io non riesco a vederlo.
Ci pensi che tristezza fare quel lavoro. Forse quell’uomo ti ha guardata negli occhi e ha avuto bisogno di vita. Però capisco anche te…Il post è molto bello.
“bisogno di vita”, forse hai ragione anche te. grazie
…Magari pensava di allietarti la giornata …