16 novembre 2010

14 lug

questo è un post che ho scritto il 16 novembre 2010 e non ho mai pubblicato. Bè, lo faccio ora.

Io fra quattro ore sarò a Milano e guarderò negli occhi un uomo che mi ha salvato la vita nei primi mesi del 2008.
Forse non lo guarderò proprio negli occhi, lui non vedrà me ma io sì, eccome se lo vedrò. Per due ore, per me ci sarà solo lui, il resto del mondo può anche fermarsi, sul serio. Lo vedrò cantare sopra a un palco, forse da lontano, non so, dipende da quanto riuscirò ad avvicinarmi.
Ascolterò dal vivo una voce che assieme a Michel Stipe, mi ha evitato il suicidio, letteralmente, più di 900 giorni fa.
Quella voce, per tanti mesi, è stato il mio unico appiglio (a parte le poche persone care che avevo all’epoca) alla realtà, l’unico motivo di gioia, di pace, di meraviglia, di beatitudine (e non esagero).
Il fatto che me lo fece scoprire colui che mi spezzò il cuore, non conta. Anzi. Non so come,  per un caso fortuito non successe affatto quello che di solito succede, cioè che non riesci per mesi ed anni ad ascoltare certe canzoni che ti ricordano qualcuno. Successe il contrario. Il motivo non lo so, però mi salvò. Io arrivavo a casa e mettevo su il cd dei National e la serata passava così, senza voglia di vomitare, di scomparire, di non esistere. O meglio, la voglia diminuiva di molto.
Per mesi e mesi, Matt Berninger e Micheal Stipe furono la colonna sonora di quello che oggi chiamo orgogliosa “la rinascita”.

Succede davvero che la musica ti salva la vita, a me è successo, e so che sicuramente è stato così per altri.

Io oggi, dopo tre anni, l’uomo che mi ha fatto passare quell’anno assurdo lo ringrazio,  perché senza di lui, di sicuro non sarei quella che sono diventata oggi, non sarei andata da uno psicologo per capire che cosa non andava in me, scoprendo poi che non c’era niente che in me non andava.  Quello che non andava in me non ero io,  ma il modo in cui guardavo me stessa e la realtà, e senza di lui non l’avrei capito mai.  E’ stata dura, il 2008 per me, devo essere sincera. L’anno più buio dopo il 1997 (che fu poi l’anno che misi in discussione tutte le mie certezze e le cose che avevo). Nel 97 avevo i Rem, nel 2008 i National.

Quindi per me, fra quattro ore, è come se andassi a pregare davanti al santo che mi fece il miracolo.

Niente di più e niente di meno.

Se non capite, per me è uguale.

Qualcuno che capisce cosa intendo dire, secondo me c’è.

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5 Risposte a “16 novembre 2010”

  1. Rachele 15 luglio 2012 a 21:01 #

    Eccome se c’è :)

    • blondeinside 16 luglio 2012 a 18:31 #

      e infatti ti ho pensato :)

  2. Simone che scrive su "purtroppo" 16 luglio 2012 a 08:42 #

    Ci vuole una buona dose di facciatosta per commentare un post così intimo. Ma io penso che la musica, sì, la musica. Ma in fondo tutta la forza ce l’hai messa tu. Mica lo stereo. E che il tuo commento che adesso sei quello che sei, anche grazie a questo macigno… beh… la trovo stimolante.

  3. penna bianca 16 luglio 2012 a 20:19 #

    I National ti hanno salvato la vita e io non so nemmeno chi sono. Lo vedi come gira il mondo?:-) Bischerate a parte mi fa piacere che la tua rinascita in qualche modo sia avvenuta. Con chi o con che cosa è relativo. Comunque, la musica può fare tanto. A me per esempio mi ha curata. Bello anche che tu sia andata in qualche modo a renderli omaggio, come si dovrebbe fare sempre nei confronti di chi o di che che cosa ci ha dato una mano.

  4. zuccazoe 24 luglio 2012 a 16:14 #

    Mi si stringe il cuore. Io più che capire, sento e sento che spesso la sofferenza aiuta a raggiungere qualcosa. La musica, per me è la vera e unica voce di Dio, qualsiasi Dio. Sei stata brava ad attaccarti a quell’appiglio e non ad altri. La musica è vita, è il battito del cuore nella pancia della mamma e via, via.
    Mi spiace non esserti stata vicino.

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